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Gli agnolotti secondo Anna

benedetta barberis 545
Un posticino particolare,affettivamente tutto mio,occupano gli agnolotti.Non mi soffermo ne mi dilungo sulla loro storia;ci hanno già pensato altri più titolati di me,compresa l’Accademia della Crusca nel ’700.Sicuramente sono nati come piatto povero per riciclare avanzi di cibo perché nulla andasse sprecato e con il passare dei secoli si è via via raffinato.Fanno parte della mia memoria storica:sono cresciuta con quel profumo di farcia che si è radicato nelle mie narici.Nessun senso è evocativo quanto l’ olfatto.Senti un profumo o un odore ed ecco che subito riaffiorano alla mente suoni,rumori,voci,colori,situazioni belle o brutte…Ricordi.Per quel che ne so,tutte le mie autorevoli(e autoritarie) antenate,hanno da sempre impastato,tritato,rosolato sapientemente tutti gli ingredienti necessari alla realizzazione di questa ineguagliabile,e sottolineo ineguagliabile,leccornia.Una vera e propria esplosione di gioia delle papille gustative.Per le occasioni speciali quali il giorno di San Giuseppe(festa grande!),Natale,l’Assunta,Pasqua,le mie ave incominciavano tre o quattro giorni prima a procurare l’occorrente:farina,uova fresche,verdure,carni,burro sbattuto a lungo nella zangola e,soprattutto,le erbe aromatiche!Un’alchimia misteriosa,ma molto efficace.Mia nonna procurava addirittura la legna giusta per “quel” fuoco.C’era un’atmosfera unica;solo quando si facevano gli agnolotti la si avvertiva.Ero ancora una “bruia”(bambinetta),ma svegliata dai suoni famigliari,uscivo dalle lenzuola ruvide di tela e velocemente mi vestivo,mentre quegli odori avvolgenti incominciavano ad arrivare in camera.Scese le scale,entravo nella cucina dove mani nodose stavano già producendo.Mentre facevo colazione osservavo il mattarello veloce,la rotella precisa,la prima Imperia che assottigliava la pasta.Con attenzione quasi religiosa,gli agnolotti venivano allineati sui teli. Anch’io volevo collaborare,ma mia nonna diceva che non li cucivo bene e che poi si sarebbero aperti durante la cottura.Mia madre mi accontentava sostenendo che sennò non avrei mai imparato.Mia zia correva dalla cucina alla dispensa per prendere ciò che mancava(qualcosa mancava sempre).Le varie cognate si avvicendavano per dare il cambio o altro.Mio padre riparava le varie magagne che tutte le case vecchie hanno.Mio nonno e mio zio si occupavano della campagna trascinando,loro malgrado,i miei fratelli.Io ero attratta dal tegame di terracotta ancora tiepido che conteneva il ripieno:lo annusavo affascinata,curiosa.Mi piaceva da morire quel profumo unico che invadeva il mio naso.Che mi è rimasto nella memoria.